Il consumo sostenibile è un modello di sviluppo basato sulla sobrietà dei consumi, sul rispetto della natura, sul miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni più povere.
Con le parole del rapporto Brundtland “Un’economia sostenibile rappresenta nient’altro che un ordine sociale più alto: un ordine che si interessa delle generazioni future così come della nostra e che sia più orientato al benessere del pianeta e dei poveri, piuttosto che delle acquisizioni di breve periodo. Questo sforzo, fondamentalmente nuovo e con alcune incertezze, è molto meno rischioso che mantenere lo status quo”.
Dal blog PreVisioni e PreSentimenti di Francesco Morace, Nova
Nei prossimi anni si affermerà in modo sempre più deciso il principio del consumo sostenibile, che è un fenomeno in larga parte collettivo, comunitario, socializzante. Il consumo sostenibile è infatti espressione di una logica relazionale che implica l’emergere di una nuova generazione di indicatori. Bisognerà cioè inventare nuovi parametri per misurare la sostenibilità ambientale, industriale, professionale, familiare, urbana e umana. Il consumo sostenibile diventerà così una pratica intesa nel triplice senso di riferimento ad un nuovo frame culturale (contabilità ambientale), di relazioni fondate sulla reciprocità, di gesti quotidiani di risparmio e di selezione dei prodotti. Molta letteratura comincia ad essere dedicata a questo tema, e segnaliamo il recente Le nuove frontiere dei consumi a cura di Paola Rebughini e Roberta Sassatelli, una raccolta di saggi tutta dedicata proprio a questo tema. Noi aggiungiamo che il successo di questa nuova sensibilità dipenderà da una capacità tutta particolare di stimolare nuove emozioni sostenibili, orientando le persone verso comportamenti sostenibili filtrati dai sensi e dalle emozioni. Le teorie e le ideologie altrimenti cadranno nel vuoto del sospetto e della sfiducia.”



