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Il consumo sostenibile

maggio 18, 2010

Il consumo sostenibile è un modello di sviluppo basato sulla sobrietà dei consumi, sul rispetto della natura, sul miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni più povere.

Con le parole del rapporto Brundtland Un’economia sostenibile rappresenta nient’altro che un ordine sociale più alto: un ordine che si interessa delle generazioni future così come della nostra e che sia più orientato al benessere del pianeta e dei poveri, piuttosto che delle acquisizioni di breve periodo. Questo sforzo, fondamentalmente nuovo e con alcune incertezze, è molto meno rischioso che mantenere lo status quo”.

Dal blog PreVisioni e PreSentimenti di Francesco Morace, Nova
Nei prossimi anni si affermerà in modo sempre più deciso il principio del consumo sostenibile, che è un fenomeno in larga parte collettivo, comunitario, socializzante. Il consumo sostenibile è infatti espressione di una logica relazionale che implica l’emergere di una nuova generazione di indicatori. Bisognerà cioè inventare nuovi parametri per misurare la sostenibilità ambientale, industriale, professionale, familiare, urbana e umana. Il consumo sostenibile diventerà così una pratica intesa nel triplice senso di riferimento ad un nuovo frame culturale (contabilità ambientale), di relazioni fondate sulla reciprocità, di gesti quotidiani di risparmio e di selezione dei prodotti. Molta letteratura comincia ad essere dedicata a questo tema, e segnaliamo il recente Le nuove frontiere dei consumi a cura di Paola Rebughini e Roberta Sassatelli, una raccolta di saggi tutta dedicata proprio a questo tema. Noi aggiungiamo che il successo di questa nuova sensibilità dipenderà da una capacità tutta particolare di stimolare nuove emozioni sostenibili, orientando le persone verso comportamenti sostenibili filtrati dai sensi e dalle emozioni. Le teorie e le ideologie altrimenti cadranno nel vuoto del sospetto e della sfiducia.”

 

 

Tutti i sensi che ci spingono a comprare

marzo 23, 2010

Sapevate che la sigla RTX9338PJS identifica una bomboletta spray che contiene aroma di cheeseburger al bacon? E che diffondendo profumo di vaniglia in un negozio di abbigliamento femminile si raddoppiano le vendite?
Oppure che il supermarket ideale risponde ad alcune regole fondamentali:

  1. nei primi 5-15 passi dopo l’ingresso inutile mettere prodotti: il consumatore non compra,
  2. prodotti freschi, come pane o frutta e verdura vanno posti all’entrata, per dare un senso di freschezza;
  3. i prodotti fondamentali, come sale, zucchero, pasta, vanno “nascosti” e posti lontano tra loro, per indurre i consumatori a girare tutto il negozio e a vedere e acquistare altro;
  4. caramelle e gomme da masticare vanno vicino alle casse, per indurre i genitori a concederli ai figli che in quel momento diventano più nervosi per l’attesa.

neuromarketingConvincere i consumatori ad acquistare è diventata una scienza e “mentre i clienti si inebriano di quello che credono odore sincero di barbecue, senza saperlo, si arrendono all’ultima frontiera del marketing: il sensory branding.  Lo scrive Eugenio Spagnuolo in un interessantissimo articolo su Focus che parla di  neuromarketing, una disciplina basa su studi psicologici, indagini sul comportamento, tecnologie d’avanguardia insomma, tutti i colori, i profumi, i trucchi e le strategie che ci muovono a consumare.

Chi vincerà la prossima volta, voi o i vostri sensi?

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