Navigando qua e là ci siamo ritrovati nel blog di Antonio Cajelli , docente e consulente finanziario indipendente, che parla di noi e delle nostre interviste doppie.
Ecco il suo post…
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A Parma, Milano, Grosseto Confconsumatori con la collaborazione di Banca popolare dell’Emilia Romagna, Banco di Sardegna, Cariparma e PattiChiari organizzano quattro incontri con i cittadini che vogliono imparare a prendersi cura del proprio denaro
Il progetto tocca cinquanta Comuni in tutta Italia e prevede una serie di incontri gratuiti per sensibilizzare i cittadini adulti sui temi e le nozioni base dell’economia.
Parma, 8 novembre 2011 – Incontri gratuiti e interattivi per chi vuole migliorare la gestione del proprio patrimonio, aumentando la consapevolezza nelle decisioni, la capacità di risparmiare e di prendersi cura del proprio denaro. Risparmio, economia, cosa è uno spread, come scegliere il mutuo: queste sono alcune delle domande più comuni da parte dei cittadini alle quali proveranno a rispondere gli esperti di Banca popolare dell’Emilia Romagna, Banco di Sardegna, Cariparma, Confconsumatori durante gli incontri di “Mettiamo in Comune l’educazione finanziaria”.
A Parma, Milano e Grosseto “Mettiamo in comune l’educazione finanziaria”, promosso da PattiChiari e ANCI, vede coinvolta Confconsumatori nella progettazione e nella realizzazione dell’intera iniziativa che ha l’obiettivo di favorire la divulgazione dell’educazione finanziaria e di stimolare nei cittadini una maggiore consapevolezza rispetto alla gestione delle proprie risorse economiche. Confconsumatori, tra le 12 associazioni partner nel progetto, ha scelto la giornata dell’11 novembre per proporre quattro incontri, rivolti ad un pubblico adulto, in tre diverse città: due incontri a Parma, uno a Milano e uno a Grosseto.
La conduzione degli incontri sarà a cura dei rappresentanti locali di Confconsumatori con il supporto di altri partner e/o di esponenti delle filiali bancarie aderenti, e si baserà sui contenuti
informativi dello strumento multimediale, “L’impronta economica Plus”, realizzato appositamente per il progetto.
Il progetto continua – Gli appuntamenti con l’educazione finanziaria, iniziati ad ottobre, proseguiranno in altri Comuni italiani: in totale saranno oltre 50 città in ben 17 regioni le città coinvolte con la collaborazione delle banche aderenti.
il 26 ottobre 2011 il MIUR ha inviato una circolare a tutti gli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali per informarli dell’avvio dei programmi formativi promossi dal Consorzio PattiChiari sensibilizzandoli affinchè ne garantiscano la più ampia diffusione possibile.
Tutto Scuola il mensile di riferimento del mondo scolastico dedica un ampio servizio all’impegno dell’industria bancaria sul versante dell’educazione finanziaria nelle scuole. Leggi l’articolo su Tuttoscuola “In Italia le banche investono in educazione finanziaria“!
Armando Persico, 43 anni, docente di economia aziendale all’Imiberg di Bergamo è “Professore Europeo dell’anno” per i suoi meriti didattici, le doti umane e l’entusiasmo che infonde nei suoi allievi.
Noi lo avevamo incontrato il 14 ottobre, al fianco della sua classe, seconda classificata al concorso Sviluppa la tua idea imprenditoriale.
Complimenti!
Con il giusto incentivo finanziario anche gli studenti delle minoranze etniche, e di famiglie povere, ottengono brillanti risultati a scuola. E in matematica e statistica, soprattutto, materie in cui di solito eccellono solo i ragazzi delle classi medio-alte (oltre agli asiatici che hanno il pallino delle scienze esatte). Non è che i giovani ispanici e neri siano per natura più venali degli altri, ovviamente, e che per impegnarsi sui banchi pretendano una paghetta mentre i bianchi studiano gratis. E’ che, nelle scuole dove è purtroppo largamente presente la “cultura” della non cultura, alimentata dall’esempio non incentivante, se non negativo, delle famiglie dissestate e dei ghetti di quartiere, “riuscire” a scuola non è un valore. “Agisci come un bianco” è ciò che dicono quelli del branco a chi, pecora nera, punta ai bei voti. Ma grazie ai finanziamenti della Exxon (dunque, anche i capitalisti del petrolio hanno un cuore…), e all’impegno (anch’esso dietro incentivo) dei docenti, i risultati fioccano.
Gli studenti guadagnano 100 dollari se passano un esame che li aiuterà a proseguire gli studi al college. E i professori che accettano di fare i tutor, lavorando al pomeriggio e spesso al sabato per seguire i loro allievi, arrotondano alla grande lo stipendio in proporzione al successo raggiunto. Il migliore insegnante d’America, Brian Leonard di un liceo dell’Arkansas, ha intascato un premio da 12.500 dollari perché 65 dei suoi hanno passato bene il test. Ma oltre la metà dei 1853 docenti che hanno aderito al programma quest’anno si sono comunque assicurati almeno 2000 dollari di bonus. E Joe Nystrom, nel liceo di Worcester (Massachusetts) che divenne tristemente celebre nel 1989 perché un ragazzo ispanico uccise con una coltellata un nero, ha fatto ora notizia per aver portato all’esame, e al successo, 43 dei suoi studenti. Così ha preso 7.300 dollari di premio, il 10% del suo stipendio annuo, in una scuola dove l’85% dei ragazzi è di famiglie tanto povere d’aver diritto alla mensa gratis. Per attirare gli allievi ai corsi AP, Nystrom ha affisso dei manifesti pubblicitari usando le immagini di un famoso rapper, Lil Wayne.
“Mi piacerebbe pensare che i pagamenti hanno avuto un minimo impatto, ma io so che se avessi spinto ancora di più in ogni minuto dei miei corsi, più studenti avrebbero passato l’esame… e io avrei aumentato il mio incentivo”, ha ammesso Nystrom al New York Times, che ha stilato un primo bilancio dell’iniziativa (National Math and Science Iniziative), iniziata un paio di anni fa con il patrocinio del College Board che organizza gli esami AP. Questi test (Advance Placements) sono facoltativi, a disposizione degli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori che vanno poi al College. Chi li supera con un buon voto (3 , mentre il massimo è 5) acquista punti validi per accedere alle migliori università, che si aggiungono ai voti ottenuti all’esame obbligatorio SAT e alle normali pagelle. Per superare un AP (è possibile farne in tutte le materie) occorre prepararsi appositamente con un corso “avanzato”, e chi ci riesce entra di fatto nei colleges ad un livello superiore, ossia viene dispensato dai corsi di base. Insomma, è uno sforzo per studenti volenterosi e ambiziosi: in matematica, scienze e inglese, il programma ha coinvolto quest’anno 308 scuole in sei stati.
L’ideatore della iniziativa, Roland Fryer, economista di Harvard, che ha vinto il premio della Mac Arthur Foundation per le sue ricerche sull’efficacia degli incentivi economici nell’avvicinare i giovani allo studio, ha detto che i dollari di premio ai ragazzi non sono tutto, ma che la virtuosa combinazione con il training specifico ad opera di professori a loro volta economicamente motivati a fare bene le ore di lavoro extra sta dando risultati evidenti.
Scritto da Glauco Maggi per i suoi “Diari d’America” su Libero
I direttori di sportello delle banche vanno in classe in Calabria per avvicinare i ragazzi all’educazione finanziaria: un grande progetto territoriale che vuole npreparare gli studenti in vista dei test Pisa Ocse che dal 2012 misureranno le competenze di educazione finanziaria dei 15enni italiani
30 settembre 2011 – Un progetto unico in Italia che mette insieme banche, scuole e istituzioni pubbliche. Parte dalla Regione Calabria il più grande progetto di educazione finanziaria sul territorio destinato a coinvolgere, nella prima fase, oltre 10.000 studenti, 402 classi di 43 scuole e 130 insegnanti nelle cinque province calabresi (9 scuole a Catanzaro, 10 a Cosenza, 4 a Crotone, 15 a Reggio Calabria e 5 a Vibo Valentia) nel periodo ottobre-dicembre 2011. L’iniziativa, voluta dalla Regione Calabria in collaborazione con Sensi Contemporanei, programma del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica di cui si avvale il Ministro degli Affari Regionali, l’Ufficio Scolastico Regionale, la Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo e l’industria bancaria, spiega il valore dell’economia legale e della convenienza della legalità ai giovani della Calabria e li prepara, con l’aiuto dei direttori delle filiali di Banca Carime, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare del Mezzogiorno, Banco di Napoli, Unicredit, e le banche di credito cooperativo, in vista dei test Pisa-Ocse che dal 2012 rileveranno le competenze di educazione finanziaria dei 15enni italiani.
Questa prima fase test, che interessa 43 scuole in 33 comuni (il 16% dei comuni calabri), anticipa la fase di gennaio-maggio 2012 con altri 54 comuni e 244 scuole. L’iniziativa partirà in ognuna delle 5 province della Calabria con una giornata di formazione dedicata ai docenti, che si terrà nei primi giorni di ottobre, curata dalla Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo.
I dati del 2° Rapporto sulla Qualità della Scuola realizzato dalla rivista Tuttoscuola, collocano la Calabria al quinto posto tra le regioni italiane per il “tempo scuola”, immediatamente alle spalle di Lombardia e Piemonte.
La Regione Calabria può infatti vantare, insieme a Basilicata e Sardegna, le più alte percentuali di alunni (quasi un terzo) in classi a tempo prolungato; il maggior tempo passato a scuola dagli studenti è un’opportunità per cogliere offerte formative innovative e affrontare materie che, come appunto l’economia e la finanza, sono fondamentali nell’età adulta.
La ricerca “Educazione Finanziaria: una nuova generazione di risparmiatori. Indagine sui preadolescenti italiani”, curata da Emanuela Rinaldi del Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per Junior Achievement Italia, ha analizzato la realtà italiana dell’educazione finanziaria tra i preadolescenti della Penisola, mettendo a confronto gli studenti che hanno avuto accesso ai programmi di educazione finanziaria nelle scuole con quelli che non vi hanno partecipato. I risultati sono importanti; i ragazzi che hanno partecipato:
PattiChiari, costituito nel 2003, è l’organismo dell’industria bancaria che, attraverso una relazione aperta ai diversi portatori d’interesse della società civile, promuove l’educazione finanziaria nel nostro Paese e la qualità e l’efficienza del mercato. PattiChiari sviluppa programmi, strumenti e regole per favorire una migliore relazione banca-cliente, fondata su semplicità, chiarezza, comparabilità e mobilità. Attraverso la diffusione dell’educazione finanziaria PattiChiari aiuta i cittadini a prendersi cura del proprio denaro e a far scelte consapevoli in materia economico-finanziaria. Gli strumenti di PattiChiari sono a disposizione tramite gli sportelli delle banche aderenti, il sito www.pattichiari.it e il call center (Numero Verde 800.00.22.66).
Presentato ad Ancona e Napoli il programma “L’impronta economica Teens” per le scuole medie superiori, che introduce i ragazzi alle tematiche economiche e finanziarie avvicinandoli alla realtà sociale, professionale ed economica che li circonda. Il programma prevede tre lezioni e si concluderà a febbraio con la ‘Settimana dell’educazione finanziaria’. Le attivita’ sono affidate ai docenti e agli esperti delle banche aderenti all’iniziativa, al termine del percorso i ragazzio potranno partecipare al concorso nazionale ‘Sviluppa la tua idea imprenditoriale’, che li vedrà provarsi nella realizzazione di un business plan per un’impresa. Niente concetti astratti di economia, dice il presidente di PattiChiari, Filippo Cavazzuti, l’obiettivo è “incentivare la voglia di non rinunciare a capire e fare in modo che l’educazione finanziaria entri nel nostro modo normale di ragionare”. Ormai ds anni PattiChiari si occupa di educazione finanziaria proponendo i suoi programmi – sempre con crescente successo – nelle scuole ma mai come oggi sembra importante l’alfabetizzazione finanziaria degli adulti di domani; di questo avviso è anche Andrea Beltratti, presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaoloi, che dice: “Cio’ che sta accadendo in Italia negli ultimi due mesi dimostra quanto sia utile l’educazione finanziariai, i dibattiti televisivi risultano troppo tecnici e la comprensione dei giornali richiede una formazione rigorosa. Quando si fa a fatica a capire, si dubita anche della realta’ e si mette tutto in discussione”.
Si chiama peer tutoring, ne leggiamo su La Repubblica online in un articolo di Alessia Manfredi. Che cos’è? Una sperimentazione su larga scala condotta in Gran Bretagna durante la quale un alunno coetaneo o leggermente più grande aiuta un bambino nello studio con benefici, a quanto pare, notevoli per entrambi, sia per l’apprendimento che per la capacità di relazione.
Scrive la Manfredi: “Il progetto, condotto in 129 scuole primarie in Scozia nell’arco di due anni ha fatto emergere che bambini piccoli, già dai sei-otto anni, possono beneficiare notevolmente dall’aiuto di un compagno più preparato, coetaneo o un po’ più grande, che studi con loro: bastano 20 minuti a settimana a fare la differenza. Se è un compagno ad aiutarlo nella lettura o nei compiti di matematica, un bambino impara meglio. Fra tutor ed assistito si instaura un rapporto speciale. “Funziona”, conferma Daniela Lucangeli, professore ordinario al dipartimento di psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’università di Padova, prorettore dell’ateneo con delega all’orientamento e al tutorato. “Da almeno 20 anni ci sono dati di ricerca convergenti a sostegno dei risultati del tutorato fra pari. E i vantaggi si hanno sia dal punto di vista dell’apprendimento che della comunicazione e della capacità relazionale per i bambini”, spiega. Per entrambi: sia per l’alunno tutor – che rinforza le sue conoscenze e sviluppa nuove capacità insegnando al suo compagno -, che per il suo assistito, che può contare su un rapporto diretto, uno ad uno, con l’alunno più preparato”.
In che modo gli effetti della crisi finanziaria sono stati accentuati dal basso livello di educazione finanziaria? E come ha influito sul risparmio? Quante risorse avrebbero potuto essere allocate in modo migliore rispetto alle esigenze di ognuno?
Domande alle quali si è cercato di dare una risposta nell’ultima giornata del Salone del Risparmio 2011, ospitata presso la sede della prestigiosa Università Bocconi di Milano, durante il convegno organizzato da Assogestioni e PattiChiari.
Al centro del dibattito moderato da Antonio Quaglio – caporedattore responsabile di Plus Il Sole 24 Ore – un’idea che raccoglie un ampio consenso: l’educazione finanziaria come investimento opportuno sul lungo periodo.
Questo punto di vista è stato condiviso dal Prof. Guido Cammarano (Presidente Emerito Assogestioni), dal Prof. Filippo Cavazzuti (Presidente Consorzio PattiChiari), dal Dr. Elio Conti Nibali (Presidente ANASF), dal Prof. Paolo Garonna (Direttore Generale ANIA), dal Dott. Sergio Gatti (Direttore Generale Federcasse) e dal Dr. Giovanni Vietri (Presidente Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana).
Nel dibattito è emersa un’evidente volontà di insistere sull’educazione finanziaria attraverso il rafforzamento del lavoro che fino a qui è stato fatto da ognuna delle istituzioni partecipanti al Convegno sia sul fronte delle scuole sia sul fronte della pianificazione del bilancio famigliare. Si deve ricordare che potenzialmente sono milioni le persone che devono essere coinvolte nei percorsi di apprendimento delle basi dei meccanismi finanziari, delle parole che sono usate e dei pericoli collegati ad una stima errata della relazione tra rendimento e rischio.
Proprio il Protocollo d’intesa firmato da Banca d’Italia, Consob, Covip, Isvap e Antitrust rimarca come “una percentuale significativa delle famiglie italiane abbia comportamenti in contrasto con il proprio benessere a causa di una insufficiente padronanza dei concetti di base di economia e finanza, di una ridotta capacità di calcolo, di una scarsa comprensione degli strumenti e dei prodotti finanziari esistenti”.
Ma quale può essere allora la soluzione? È più auspicabile concentrarsi sui prodotti finanziari, in modo che essi ricomprendano degli elementi di auto-tutela dei risparmiatori oppure sull’educazione finanziaria?
Questa seconda posizione raccoglie la sostanziale convergenza di opinioni concentrata, più che sull’implementazione del prodotto finanziario, sulla diffusione dell’educazione finanziaria che dovrebbe essere avvicinata più all’educazione civica che alla formazione tecnica, in modo da radicarsi in profondità nella società civile.
Non è mancata una piccola polemica sul ruolo che il settore pubblico dovrebbe avere a riguardo dell’educazione finanziaria: da un lato è evidente la distanza delle istituzioni pubbliche rispetto al tema e dall’altro si è sottolineato come non vi sia la necessità di manuali rigidamente pensati e progettati che definiscano in modo aprioristico cosa sia o cosa non sia l’educazione finanziaria.
Quale potrebbe essere allora la soluzione per trovare una sintesi? La risposta è arrivata attraverso la proposta di Giovanni Vietri: costituire un organismo, con la forma giuridica di una fondazione, il cui obiettivo sia la messa a sistema di una strategia organica per la diffusione dell’educazione finanziaria in ambito nazionale.
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