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L’uomo scelto da Obama per salvare l’educazione finanziaria

settembre 8, 2011

“Insegniamo ai nostri ragazzi la storia e l’educazione civica perché possano capire la nostra democrazia. Perché non insegniamo la finanza e l’economia, così capiscono il pilastro della società americana, il capitalismo? Ai primi anni di liceo si studia George Washinghton, la costituzione e i tre rami del potere governativo, ma la maggior parte degli studenti non sa chi sia Adam Smith e non conosce la Borsa o la magia dell’interesse composto. Sembra così logico e naturale, ma evidentemente così non è, perché i curriculum scolastici molto raramente elevano l’economia e la finanza al rango di insegnamento basilare, come la lingua, la matematica, la storia o le scienze naturali.”   _sperling_images_nondisponibile

Sono le parole tratte da un articolo scitto da  John W. Rogers Jr, nella sua rubrica “L’investitore paziente” per la rivista Forbes.  John W. Rogers Jr oltre ad essere analista e consulente di finanza per mestiere, è l’uomo che Obama vuole nel Consiglio dei suoi Consiglieri con la specifica posizione di responsabile della Financial Capability: dovrà cioè migliorare la capacità degli americani, a partire dai giovanissimi, di muoversi consapevolmente in campo economico, bancario e borsistico.

Ce la farà?

Leggi l’articolo completo “Obama ha scelto uno zar per l’educazione finanziaria nelle scuole” nel blog Figli&Soldi  di Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi

Informarsi prima, non “costa nulla”!

luglio 13, 2010

“Le persone che sanno di meno di economia sono anche quelle che fanno meno ricerche prima di stipulare un mutuo, mentre quelle più informate tendono a chiedere aiuto e consigli”.

Da un articolo dell’ “Internazionale“.
Copia di Internazionale (2)

Finanza: conseguenze dell’ignoranza

giugno 30, 2010

grafico_crisiLa crisi ha dimostrato che la scarsa conoscenza di nozioni economiche e finanziarie di base può avere conseguenze disastrose non solo a livello microeconomico, ma anche macroeconomico. Per questo gli Usa hanno lanciato alcuni programmi per l’alfabetizzazione finanziaria nelle scuole.

Ornella, del comitato operativo di EconomiAscuola, ci suggerisce un interessantissimo articolo di Annamaria Lusardi, Professore di Economia al Dartmouth College.

Scrive la Lusardi: “ Lo scorso dicembre, negli Stati Uniti, il ministro del Tesoro Geithner e il ministro della Educazione Duncan hanno lanciato alcuni progetti di educazione finanziaria
nelle scuole. Programmi di questo tipo sono già stati adottati in Inghilterra,uno dei primi paesi a documentare la mancanza di competenza finanziaria degli individui. E se è importante che i giovani acquisiscano nozioni di economia e finanza prima e non dopo avere preso decisioni finanziarie, è altrettanto importante che possano avere accesso a queste informazioni a prescindere dalle loro condizioni sociali. Ma parlare di educazione finanziaria solo nelle scuole non basta, perché le decisioni finanziarie vengono prese a ogni età. E alcune di quelle più importanti sono proprie della vita adulta, come ad esempio quando andare in pensione e se trasformare o no in rendita la ricchezza pensionistica accumulata. In vari paesi, l’educazione finanziaria si fa nelle aziende. [...] Gli scettici sostengono che i piani di alfabetizzazione finanziaria sono costosi.
In realtà la crisi ci insegna che è costoso non fare educazione finanziaria”.

E voi cosa ne pensate?

Potete leggere l’articolo qui

Per scoprire quanto “siamo ignoranti” leggete qui (grazie a Giuseppe per la dritta)

Ministro Usa: riforma finanziaria inutile, senza istruzione scolastica

maggio 4, 2010

Dal Blog “Figli e Soldi” di Mariateresa Cometto.
Vogliamo segnalarvi un post molto interessante che illustra i risultati di un programma di Educazione Finanziaria realizzatto dal Governo Americano.

Il nesso tra la crisi finanziaria del secolo e l’ignoranza della gente in materia economico-finanziaria  di base non era mai stato messo in evidenza tanto esplicitamente, e soprattutto tanto ufficialmente e autorevolmente. Lo hanno fatto i ministri Usa dell’economia Tim Geithner e della Educazione Arne Duncan, con Valerie Jarret in rappresentanza della Casa Bianca, firmando un articolo-opinione apparso sul sito Huffingtonpost. “L’anno scorso uno studio sulla abilità finanziaria a livello nazionale condotto con la consulenza del Tesoro dalla Finra, fondazione per la educazione degli investitori,  aveva rilevato che troppi americani stavano buttando via i loro soldi così duramente guadagnati in commissioni bancarie e sulle carte di credito”, hanno scritto i tre membri del governo. “La maggior parte della gente non ha un fondo per le emergenze, e pochi sono capaci di fare calcoli di base sugli interessi, utili per confrontare i costi di un prestito o per capire quanto dover risparmiare. E i giovani adulti sono risultati i meno saggi in tema denaro”. 

L’anno scorso, a dicembre, il governo aveva annunciato la Sfida per la Capacità Nazionale Finanziaria, partnership tra dicasteri di economia ed educazione. L’iniziativa era  tesa a promuovere la educazione finanziaria tra i giovani delle scuole superiori e a “fotografare” il livello di conoscenza esistente. Agli esami hanno partecipato su base volontaria più di 2500 insegnanti e 76mila studenti in tutti i 50 Stati, a dimostrazione che l’interesse era molto forte. “Ma i risultati sono stati deludenti”, hanno lamentato Geithner e Duncan. “Troppi studenti hanno malrisposto a domande di base sulle credit card, l’assicurazione auto, l’interesse composto. Ciò mostra che abbiamo un sacco di lavoro da fare” si sono autospronati i  ministri. Fortunatamente c’è già un  importante modello da seguire. Come la Stonewall Jackson High School di Manassas in Virginia, dove l’insegnante Terri Carson aiuta i giovani a condurre una cooperativa di credit gestita dagli studenti stessi e ogni classe partecipa a un corso di educazione finanziaria. I risultati si vedono: degli oltre 100 che hanno preso parte alla Sfida Nazionale, più della metà si è piazzata nel primo 20% sul piano nazionale e in 17 hanno centrato il punteggio massimo. E’ quindi possibile migliorare la cultura finanziaria pratica, ma l’impegno dei docenti, e la loro preparazione, sono fattori indispensabili.

Commentando in altra sede i dati usciti dalla Sfida Nazionale, Geithner è stato ancor più incisivo: “Anche se spingiamo per il cambiamento è importante capire che nessun set di riforme, per quanto comprensive o fatte rispettare con vigore, puo’ mettere in guardia contro un’altra crisi se la gente prende quel tipo di decisioni che abbiamo visto, quando la prudenza è stata spesso superata dalla speranza e i cittadini hanno chiesto prestiti più alti di quelli che potevano permettersi senza comprenderne la rischiosità. La migliore protezione contro tali dannose decisioni è la conoscenza circa le possibili scelte finanziarie che la gente ha davanti e le conseguenze che ne derivano. E il miglior modo, anzi in realtà l’unico modo per trasmettere questa conoscenza è l’istruzione”. Se non sono parole di circostanza, tanta chiarezza dovrebbe davvero portare a un impegno governativo serio. E sperabilmente non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia.

Fonte: Figli e soldi

Nei paesi Ocse le “donne guadagnano circa un quinto meno degli uomini”.

aprile 12, 2010

donne in carrieraLo rivela un rapporto dell’organizzazione sui paesi sviluppati con sede a Parigi, nel quale si mette in evidenza che “sono le donne ad occuparsi maggiormente dei figli e degli anziani”.

La ricerca rivela che una donna su quattro ricorre al part time, contro il 6% degli uomini. Per quanto riguarda le differenze salariali il rapporto rivela che le differenze piu’ forti si riscontrano in Corea e il Giappone dove il gap salariale e’ del 30%, mentre in Germania, Gran Bretagna e Canada il gap e’ del 20%, contro una media Ocse del 17,6%.

Le differenze minori si ritrovano in Belgior in Nuova Zelanda dove il gap è del 10%. Il rapporto Ocse rivela anche che la percentuale di donne al lavoro nei paesi Ocse e’ salita dal 45% del 1970 al 62% del 2008, anche se il 25% delle donne opta per il part time contro il 6% degli uomini.

Un tempo, le bionde si limitavano ad avere la meglio quando si trattava di fare breccia nei cuori maschili, come sancì una famosissima pellicola del 1953 con Marylin Monroe e Jane Russel: “Gli uomini preferiscono le bionde“. Oggi, invece, sembra siano anche capaci di ottenere stipendi migliori. Lo ha confermato uno studio condotto da ricercatori dell’Università del Queensland e pubblicato sulla rivista “Economic Letters“.

Secondo un’indagine condotta su un campione di tredicimila lavoratrici, infatti, le donne dai capelli biondi guadagnano il 7% in più delle loro colleghe castane o rosse. Il risultato, secondo gli studiosi, non cambia quale che sia la preparazione scolastica o la loro carriera professionale delle interessate. E neppure la taglia o l’altezza influiscono. Insomma, è proprio il colore dei capelli a contare, anche se i professori del Queensland non hanno saputo spiegare perché. La Presidentessa dell’Associazione Internazionale delle Bionde  - sì, esiste davvero, ha sede in Bulgaria e si dedica ad attività come mostre di Barbie e concorsi per trovare sosia di bionde celebri – una certa Olga Uskova, ha dichiarato che la fortuna delle bionde sul posto di lavoro deriva dall’essere spesso considerate sciocche e di poter così far passare inosservati i propri errori.

Bionde o more, ben pagate o meno, comunque le donne guadagnano sicuramente meno dei loro colleghi uomini. Secondo i dati raccolti dall’Eurostat, il differenziale tra gli stipendi percepiti da impiegati di sesso maschile e quelli percepiti dalle loro colleghe è del 18% e la situazione non accenna a migliorare. Per fortuna, almeno in queso settore, l’Italia è il Paese più virtuoso fra quelli presi in esame: le italiane, infatti, percepiscono in media solamente il 4,9% in meno degli italiani.

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