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Italiani bocciati all’esame di cultura finanziaria

aprile 12, 2010

Il Sole 24 ore riporta i risultati di due ricerche realizzate dalla Cattolica di Milano e dal consorzio PattiChiari: in entrambi i casi le conoscenze dei risparmiatori risultano drammaticamente scarse.

 
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Nei paesi Ocse le “donne guadagnano circa un quinto meno degli uomini”.

aprile 12, 2010

donne in carrieraLo rivela un rapporto dell’organizzazione sui paesi sviluppati con sede a Parigi, nel quale si mette in evidenza che “sono le donne ad occuparsi maggiormente dei figli e degli anziani”.

La ricerca rivela che una donna su quattro ricorre al part time, contro il 6% degli uomini. Per quanto riguarda le differenze salariali il rapporto rivela che le differenze piu’ forti si riscontrano in Corea e il Giappone dove il gap salariale e’ del 30%, mentre in Germania, Gran Bretagna e Canada il gap e’ del 20%, contro una media Ocse del 17,6%.

Le differenze minori si ritrovano in Belgior in Nuova Zelanda dove il gap è del 10%. Il rapporto Ocse rivela anche che la percentuale di donne al lavoro nei paesi Ocse e’ salita dal 45% del 1970 al 62% del 2008, anche se il 25% delle donne opta per il part time contro il 6% degli uomini.

Un tempo, le bionde si limitavano ad avere la meglio quando si trattava di fare breccia nei cuori maschili, come sancì una famosissima pellicola del 1953 con Marylin Monroe e Jane Russel: “Gli uomini preferiscono le bionde“. Oggi, invece, sembra siano anche capaci di ottenere stipendi migliori. Lo ha confermato uno studio condotto da ricercatori dell’Università del Queensland e pubblicato sulla rivista “Economic Letters“.

Secondo un’indagine condotta su un campione di tredicimila lavoratrici, infatti, le donne dai capelli biondi guadagnano il 7% in più delle loro colleghe castane o rosse. Il risultato, secondo gli studiosi, non cambia quale che sia la preparazione scolastica o la loro carriera professionale delle interessate. E neppure la taglia o l’altezza influiscono. Insomma, è proprio il colore dei capelli a contare, anche se i professori del Queensland non hanno saputo spiegare perché. La Presidentessa dell’Associazione Internazionale delle Bionde  - sì, esiste davvero, ha sede in Bulgaria e si dedica ad attività come mostre di Barbie e concorsi per trovare sosia di bionde celebri – una certa Olga Uskova, ha dichiarato che la fortuna delle bionde sul posto di lavoro deriva dall’essere spesso considerate sciocche e di poter così far passare inosservati i propri errori.

Bionde o more, ben pagate o meno, comunque le donne guadagnano sicuramente meno dei loro colleghi uomini. Secondo i dati raccolti dall’Eurostat, il differenziale tra gli stipendi percepiti da impiegati di sesso maschile e quelli percepiti dalle loro colleghe è del 18% e la situazione non accenna a migliorare. Per fortuna, almeno in queso settore, l’Italia è il Paese più virtuoso fra quelli presi in esame: le italiane, infatti, percepiscono in media solamente il 4,9% in meno degli italiani.

Redenzione di un “cattivo” dell’economia

aprile 7, 2010

perkinsGbuonoIl lavoro di John Perkins consisteva nel convincere paesi strategicamente importanti per gli Stati Uniti come l’Iraq, l’Indonesia, Panama o l’Arabia Saudita ad attuare politiche favorevoli agli interessi del governo e delle corporation americane. In gerco John Perkins era un sicario dell’economia.
La sua autobiografia “Confessioni di un sicario dell’economia” parla della sua vita dal 1963 a oggi, partendo dalla sua adolescenza da studente, fino alla sua definitiva decisione di scrivere il libro.
“Confessioni di un sicario dell’economia” è un thriller che descrive il suo cammino interiore dagli anni all’interno della Chas T. Main Inc., con il ruolo di economista capo, a sostenitore dei diritti degli oppressi. Un libro fondamentale per capire quanto sta accadendo nel mondo. Dal libro, bestseller negli Stati Uniti è stato anche tratto un film “Apology of an economic hit man” del regista greco Stelios Koul.

Confessioni di un sicario dell’economia
Minimum Fax
309 pagine – 2005
ISBN 88-7521-069-1
Prezzo di copertina: € 15

L’ora legale fa bene all’economia?

aprile 1, 2010

ora_legaleLo scorso 29 marzo è scattata l’ora legale e abbiamo portato in avanti di un’ora le lancette dei nostri orologi. Ma da quando esiste questa consuetudine? E perché lo si fa?

Fu niente meno che Benjamin Franklin – inventore del parafulmine -  che nel 1784  pubblicò sul quotidiano francese Journal de Paris l’idea di un risparmio energetico basato sul cambio dell’ora. Le riflessioni di Franklin però non trovarono seguito. Quasi un secolo dopo l’idea venne ripresa in Gran Bretagna a fronte delle esigenze economiche provocate dalla Prima guerra mondiale. In Italia l’ora legale è stata adottata per la prima volta nel 1916 con un decreto legislativo e abolita e ripristinata diverse volte tra il 1940 e il 1948 a causa della Seconda guerra mondiale. Venne infine adottata definitivamente con una legge del 1965, in periodo di crisi energetica.
Infatti lo scopo dell’ora legale è quello di produrre un risparmio energetico dovuto al minore utilizzo dell’illuminazione elettrica, perchè induce ad un maggior sfruttamento delle ore di luce che sono solitamente “sprecate” a causa delle abitudini di orario. Sembra infatti che con l’ora legale, dal 2004 al 2007, l’Italia abbia risparmiato complessivamente oltre 2,5 miliardi di kilowattora, pari a 300 milioni di euro*!

*fonte Terna S.p.A. – società responsabile in Italia della trasmissione dell’energia elettrica sulla rete ad alta e altissima tensione.

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